”Viaggio al centro dell’Anima”, Corriere dell’Arte

PsicoCreativismo – Gli Archetipi dell’ES

 

La metamorfica trasposizione dell’istinto in carica spirituale si attua con questa mostra antologica di Rinascenza Contemporanea in cui una serie di artisti attuali sonda il principi psico – creativista di creazione induttiva, atta a portare sempre più in profondità la propria lettura del mondo esteriore. Quanto più si addentra, questa carica archetipica fuoriesce dagli schemi prefissati dalla civiltà e, seguitando l’istinto puro, trova la propria liberazione nell’elevazione dell’anima a vettore spirituale. Dall’uno al tutto. Partiamo dal primo artista Antonio Tolmi. Il senso estetico dei suoi vedutismi metropolitani incarnano un continuo divenire mediante un flusso formalizzato dall’essenza compositiva che trova attraverso l’oggettualità delle cose rappresentate la propria espressione. Dinamiche non troppo lontane da quelle stilistiche di Antonia De Padova in cui è proprio la figura umana ad ottenere il primato estetizzante attraverso un flusso cromatico che ne riempie le sagome introspettivamente. La bellezza viene colta mediante il senso della posa e l’equilibrio con lo spazio circostante. Presupposti esclusi dalle opere di Andrea Solaja in cui è proprio il corpo umano a risucchiare tutta la realtà circostante. In questo caso è la pura bellezza anatomica del corpo femminile ad assorbire il fruitore annullando la dimensione esteriore. Raffaele Giacomo Fazzalari invece è ancorato alla figura umana reagendo al contorno nero precedente con la totalità del bianco, quasi ad inserire il proprio soggetto in una possibile ricontestualizzazione spaziale. In questo gioco di rimandi rientra anche Alfredo Rossi legato alla classicizzazione del mondo di riferimento migliorandolo alla gentil maniera d’un ricordo senza tempo. Un attimo si dilata all’infinito e l’eternità prende corpo quasi come se avvenisse uno scatto fotografico. Vincenzo Comunale enfatizza invece gli agglomerati concreti della realtà in poetiche visualizzazioni pittoriche atte a coinvolgere lo spettatore sino a riportarlo indietro nel tempo nella soggettiva sfera dei ricordi. Ancora Giuliano Giuliani compie una parcellizzazione dello spazio in una serie di specchi rotti in cui la realtà viene rivissuta nella sfera intima di frammenti essenziali atti a ricostruirla nella mente dell’osservatore. Centrale nel percorso figurativo l’aspetto iconico condensato stilisticamente nei lavori di Giorgio Cavina. L’incontro tra passato e presente, tra oriente e occidente, tra sacro e profano giocano un ruolo fondamentale nei confronti di un discorso eclettico, bizantineggiante, stilizzato. Queste premesse inducono ai simbolismi pittorici attuati da Tiziano Calcari per mezzo dei quali isola l’oggetto di riferimento mediante la frammentazione spaziale incorporata dal bianco dominante secondo le sensazioni che quell’universo gli ha trasmesso. Da questo momento entriamo negli spazi microcosmici attuati da Linda Franceschini in cui il sapore di un dettaglio, il frammento di un universo così come l’antico ricordo di uno scorcio tornano alla memoria per essere rimossi pittoricamente. Proprio da questa rimozione nasce il simbolo di un anelito sottratto al presente. Alfonso Nappo si congiunge a queste consuetudini significative portandole ad estreme conseguenze: il pop gli consente di dissacrare la realtà elevandola a potenza evocativa. Ancora più intimistiche le visioni di Giulia Grassi. Le sue figurazioni sono concretizzazioni effimere di paesaggi scombinati sino all’astrazione simbolica del loro significato profondo in cui risiede la via della liberazione. Da qui partono le dissacrazioni autocelebrative di Andrew Tosh, per mezzo delle quali traspone l’universo circostante in modulazioni ironiche atte all’elevazione dell’istinto mediante la celebrazione dell’effimero. Pietro Disegna elude questi concetti anestetizzando il concreto mediante flussi emozionali di colore proteso verso le sfere profonde del suo essere creativo e libera la forma dalle catene dell’oggettività. Anche Antonia Salghini compie questa analisi concettuale. La compartimentazione degli spazi secondo l’anatomia strutturale dello spazio giunge ad una dilatazione del tempo sino a raggiungere l’anima del mondo. Da qui è possibile intendere gli assemblaggi materici compiuti da Armando Trasforini, fautore di un linguaggio composito per mezzo del quale ogni singolo elemento diviene parte del tutto così come quest’ultimo si scinde nella molteplicità delle cose. Qui Piero Racchi conclude il composito percorso ideale. Realtà ed astrazione coincidono sul piano esecutivo così come i sogni e la vita in quello esperienziale. L’uomo crea come la natura e le possibilità aggregative della stessa risultano finalmente superate.
Numerosi gli artisti coinvolti. Numerose le opere esposte. Numerosi i risultati stilistici e tecnici di ognuno di loro. Forma e colore hanno smesso di collaborare tra loro per la rappresentazione del mondo esteriore. I gradi oggettivi dell’Io, attraverso la purificazione del Super – Io hanno finalmente toccato l’ES. L’eros come il Thanatos, la vita e la morte, la realtà e l’astrazione sono stati portati ulteriormente in profondità da ognuno di loro, in mille risultanti tecniche e stilistiche. Questi decani dell’introspezione hanno guardato dentro sé stessi ed hanno abbracciato il mondo animandolo con i propri mezzi. In questo processo elaborativo l’inumanismo trova compimento: le zone superficiali dell’IO sono state finalmente scardinate così come le connotazioni di un Super – Io imperante. L’Es contempla questa linea di confine, questo margine ineluttabile in cui l’essere puro torna all’origine. L’istinto, il subcosciente così come la coscienza trovano il loro slancio verso qualcosa di sovrumano ed indescrivibile.
Siamo prossimi alla liberazione dell’Anima intesa come vettore essenziale che naviga attraverso l’infinito verso regioni inesplorate: connotazioni che sradicano l’Inumanismo in qualcosa che va oltre l’uomo. Siamo ai margini dell’AtoMistica Creativa.
In questa terra di nessuno l’essenza della vita e dell’arte si intersecano in un vortice essenziale ed in una serie di livelli mistici atti al raggiungimento della consapevolezza. Il punto di contatto e di sincronicità verranno prossimamente affrontati in una nuova mostra intitolata Karma che toccherà i differenti livelli che l’anima affronta per raggiungere la perfezione. Qui un’artista torinese, Giovanna Grimolizzi, aprirà questo varco dimensionale.
Al momento godiamoci la PsicoCreazione di questi maestri senza tempo che per mezzo delle loro opere ci consentono di guardare il mondo e noi stessi con occhi diversi. Il grado di consapevolezza individuale giunge così al culmine di un percorso analitico affrontato mediante una lunga ricerca.
Andrea Domenico Taricco
Rinascenza Contemporanea – Pescara

http://www.corrieredellarteartisti.it/corriere_online/Corriere_online_Giugno_1_2016.pdf